Descrizione

Prata è documentata come castello medievale fino dall'XI secolo. I signori del castello, feudatari di origine tedesca probabilmente scesi in Toscana al seguito dell'imperatore Ottone III e connessi da legami di sangue con gli Alberti di Prato e di Monterotondo, erano ghibellini. Specie da quando, nel 1270, Siena divenne guelfa e intensificò la sua spinta verso il mare, il castello di Prata, che dominava la strada principale tra Siena e la costa, divenne oggetto delle mire senesi. Malgrado il sostegno degli altri castelli ghibellini della Maremma, Prata, dopo anni di insurrezioni e di guerriglia, si arrese a Siena nel 1289 dopo un assedio intermittente di quattro anni, ed entrò a far parte del territorio della Repubblica di Siena.

Nel 1489, a seguito di un'altra insurrezione, Siena smantellò il castello e ne cedette il territorio allo Spedale di Santa Maria della Scala. Lo Spedale utilizzò il territorio di Prata per l'allevamento del bestiame e dominò la vita economica del borgo per quasi tre secoli. Il centro di Prata passò al Granducato di Toscana a metà Cinquecento, a seguito della definitiva caduta della Repubblica di Siena, e da allora ne seguì le sorti. Nell'ultimo quarto del XVIII secolo il granduca Pietro Leopoldo, nell'ambito della sua politica di smembramento dei latifondi, obbligò lo spedale a vendere le sue proprietà. Circa nello stesso periodo (1783) una riforma municipale inserì la comunità di Prata nel Comune di Massa Marittima.

Nei primi mesi dell'Ottocento il paese fu al centro di alcuni episodi di guerriglia contro le truppe francesi che rioccupavano la Toscana dopo la battaglia di Marengo. Alla fine i francesi assalirono e saccheggiarono Prata per tre giorni, dal 10 al 13 marzo 1801.

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